Intervista a Eufemia Griffo su “L’Eredità di Dracula” di Davide Benincasa, parte I

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Intervista a Eufemia Griffo su “L’Eredità di Dracula”
di Davide Benincasa

Dracula remembering

Nel mare dei ricordi
tra le onde bruciate dal sole
si specchia l’eterno sogno –
e sulla tua pelle d’avorio
scivolano gocce d’amore

Alcuni nuovi versi a tema, “catturati” al volo per introdurre questa intervista.
Rileggendo a distanza di tempo alcuni passaggi del nostro libro, mi sono venute alla mente domande, curiosità, approfondimenti che vorrei porre alla “stimata” collega Eufemia.
Le varie presentazioni a cui abbiamo partecipato sono strutturate su una panoramica generale del libro, per presentare ai vecchi e ai potenziali nuovi lettori il nostro lavoro.
Queste successive “letture”, oltre ai miei attuali impegni d’oltre oceano, mi hanno dato modo di apprezzare in maniera più distaccata (sono già passati oltre 3 anni da quando preparammo il dattiloscritto definitivo) quanto abbiamo scritto, ma soprattutto di riflettere e rivedere da angolazioni diverse alcune tematiche, che, per ovvi motivi di tempistiche di conference, non abbiamo mai avuto modo di approfondire.
Pertanto ho deciso di proporre questa sorta di intervista, molto fuori le righe, a Eufemia, ritenendo che possa interessare anche agli “affezionati” nostri lettori.

Cara Eufemia, inutile porti le classiche domande. Conosciamo molto bene il tuo profilo di poetessa, scrittrice e insegnante. Quindi iniziamo subito l’intervista nel modo più inaspettato:

-I PARTE

Per apprezzare ancora di più le tue doti di scrittrice, componi al volo per i lettori alcuni nuovissimi versi, strutturati come preferisci possibilmente sul tema Dracula, contenenti le parole ombre, pianto, mani

Nel mio silenzio, ho pianto.
Le tue parole arse dal fuoco
si sono accartocciate una a una
come mille foglie d’autunno
spazzate via dalla tempesta

Ti ho amato oltre i secoli.
Le mani hanno toccato il cuore
scucito dalla mia anima,
avvolto solamente da ombre
cadute dall’infida luna

-II PARTE

1) In tutte le presentazioni a cui abbiamo partecipato, si semplifica moltissimo la differenza tra i due nostri modi di proporre il personaggio di Dracula. In realtà abbiamo tratteggiato il personaggio, conferendo a esso una struttura realmente molto articolata con una connotazione caratteriale umana incredibilmente complessa.
A mio avviso il tuo Dracula, molto umanizzato, è come vittima dei suoi stessi sentimenti, dai quali non può sfuggire e ai quali non vuole opporsi.
Qual è la tua opinione a riguardo? Sembra quasi che il suo agire, anche se malvagio, in parte sia da te giustificato, perché comunque persegue un più “alto” fine d’amore. …ma la follia d’amore porta davvero a far qualsiasi cosa?

Caro Davide,
in primis ti ringrazio molto per questa intervista che ti consegno in ritardo, ma come per tutte le cose importanti e meritevoli, bisogna trovare il tempo giusto per scrivere e oggi sono quindi qua a rispondere alle tue domande molto interessanti e stimolanti.
Il mio Dracula è un vampiro molto umano che si ispira al personaggio di Gary Oldman (attore britannico famosissimo), così come lo vediamo in Bram Stoker’s Dracula, il celebre film del 1992 girato da Francis Ford Coppola, che ha dato vita anni fa, al nostro lavoro a quattro mani. Pensando al suo volto gentile e a tratti romantico, ho costruito il mio personaggio letterario.
La follia d’amore, credo proprio che conduca gli innamorati a fare qualsiasi cosa. Potrei citarti fior d’esempi nella letteratura: da Paolo e Francesca, mirabilmente narrati nella Commedia dantesca, Nausicaa che ama Enea, e Orfeo e Euridice che scelgono la caduta agli inferi, senza mai rinunciare alla loro passione.
Nel nostro libro, anche la protagonista femminile, Mina Murray, che ho caratterizzato seguendo il personaggio visto nel film di Coppola, cede al fascino e alle lusinghe d’amore di Vlad Tepes di Valachia. Se ne lascia soggiogare in un’epoca, quella vittoriana, in cui alle donne non era assolutamente concesso “andare fuori dalle righe”: mogli e madri virtuose, esempi di lealtà e onestà integerrima. Tuttavia Mina, promessa sposa di Jonathan Harker, tradirà questo modello di mulier e solo alla fine della storia, riconoscerà il suo errore.

2) Come vedi nella società moderna una figura come il tuo “Dracula”? Si potrebbe incontrare oggigiorno per strada una persona con queste caratteristiche oppure rimane solamente un retaggio di un’epoca romantica quasi dimenticata?

Mi piace pensare che un personaggio come il mio Dracula, un uomo/vampiro votato alla sofferenza, all’amore eterno, alla lealtà, sia solo un retaggio di una certa letteratura, soprattutto in ambito gotico. Non dimentichiamo altri personaggi nati da celebri  penne, come il Frankenstein di Mary Shelley che nel noto  romanzo, amerà Elisabeth struggendosi d’amore per la fanciulla che avrà un triste destino.
L’amore, come sentiero da percorrere fino alla fine della vita, direi che appartiene alla letteratura, alle storie che si leggono nei libri e nei romanzi d’amore. Raramente potremmo incontrare, soprattutto al giorno d’oggi, un uomo e una donna, come Mina o come Frankenstein. Siamo lontanissimi da questo genere di amore/passione che diventa lo scopo di una intera vita e la guida.
Forse è per questo motivo che alcune storie immortali piacciono sempre, a prescindere dall’epoca in cui si leggono.

3) Personaggi centrali del nostro libro sono senz’altro le figure femminili, tema spesso tralasciato nelle nostre presentazioni. Infatti in copertina appare l’immagine di Mina.A riguardo vorrei chiederti di delinearmi, secondo il tuo personale punto di vista, la differenza fra le tre principali donne(Mina, Elisabetha e Lucy).
Si potrebbe definire Mina la vera protagonista del nostro libro?

Mina apparentemente è una donna fragile, dotata però di intelligenza e spirito acuto che le faranno superare moltissimi ostacoli nel corso della storia. Nel nostro libro c’è una sorta di sovrapposizione tra Mina ed Elisabetha, che è un personaggio inventato da Coppola. Ricordiamo ai lettori dell’intervista, che nel libro scritto da Stoker, non esiste la figura della principessa Elisabetha, la sposa del principe Vlad Tepes di Valachia. Le immagini iniziali del film dedicano a questa donna pochissime scene, ma sono fotogrammi di rara bellezza e anni fa, mi colpirono al punto di decidere di iniziare a scrivere una lirica, incernierata sull’amore di Elisabetha e Vlad.
Nel film Mina ed Elisabetha hanno lo stesso volto e il ruolo venne interpretato da Winona Ryder, che recitava in entrambi i ruoli.
Elisabetha, lo ricordo ai lettori, nel film muore suicida dopo avere appreso la falsa notizia della morte del marito. Il suo amore eterno, il suo fedele giuramento, la condurranno a voler rinunciare all’amato sposo poiché incapace di sopportare il peso della sua scomparsa. Dunque anche Elisabetha è una donna fragile, ma Mina al contrario, sarà capace di superare gli ostacoli, di salvare Jonathan e infine di riscattare il suo amato vampiro, rinunciando al suo amore, ma sciogliendolo dalla condanna eterna di una morte non morte. Chi volesse approfondire questi aspetti del libro di Stoker, è invitato ovviamente ad una lettura del capolavoro dello scrittore irlandese. Tuttavia consiglio a tutti la visione della pellicola di Coppola, un film girato nel 1992 e che è diventato un cult nella storia del cinema.
Infine Lucy Westenra, uno dei miei personaggi preferiti a cui ho dedicato due liriche molto intense. Nella mia personale descrizione, Lucy appare in maniera del tutto differente rispetto al film di Coppola. Nella celebre pellicola la donna è tratteggiata inizialmente come giovane viziata che si fa corteggiare leziosamente da tre uomini, (di cui uno solo destinato ad essere suo promesso sposo); passa le sue giornate a farsi quindi ammirare  e a scegliere l’abito di matrimonio. Ispirandomi a moltissime immagini piene di poesia del libro, la mia Lucy viene paragonata ad una rosa bianca, una fanciulla dunque pura, virginale, che lentamente sfiorirà, come accade alle rose in inverno (Vedi la mia lirica “Come rose nate in inverno), a causa della vampirizzazione di Dracula. Infatti Lucy Westenra cederà al fascino del vampiro e sia nel libro, sia nel film, sarà destinata ad una morte atroce.

Rispondo infine alla tua domanda riguardo a Mina, ovvero se è la vera protagonista del nostro libro. Lo è solo in parte, poiché credo ci sia un equilibrio abbastanza visibile tra le tre donne della storia che abbiamo narrato sotto forma di poema.

4) Prendo spunto da questo tuo haiku inserito alla fine del libro:

Madame Mina / tra le nebbie di Londra / radioso sole

Mina ovvero la purezza, la semplicità, la nobiltà d’animo, la forza destabilizzatrice di un male eterno, come radioso sole.
Analogamente a quanto ti ho chiesto per Dracula, una donna con tali caratteristiche, che sa perdonare qualsiasi male, che sa farsi carico del dolore altrui,che soffre addirittura il dolore altrui, la si può trovare nella società attuale? Oppure è un modello ideale frutto della nostra (tua e mia) fantasia?

Lo haiku che immortala Mina in effetti è abbastanza emblematico e descrive questa donna come una luce meravigliosa, capace di catturare e dileguare le tenebre e quindi metaforicamente, il male.
Mi piacerebbe pensare che nella nostra società moderna esistano delle figure intrise di purezza e allo stesso tempo coraggiose; ma non sono sicura che potremmo trovarle. E’ una domanda che mi conduce a riflettere, caro Davide, e forse potrei darti una risposta più precisa in un altro momento.

5) Mi hai detto di essere amante e appassionata lettrice delle sorelle Bronte. Anche loro come Stoker, rappresentanti della letteratura inglese nell’epoca Vittoriana. Nonostante l’ambientazione del romanzo gotico di Stoker sia molto differente da quello delle Bronte, ci sono similitudini tra le figure femminili?

Credo che più che le eroine nate dalle penne delle tre sorelle, potrei risponderti chiamando in causa proprio Charlotte, Emily e Anne. Nella loro epoca una donna non poteva assolutamente pubblicare romanzi e dunque esse scelsero degli pseudonimi maschili per poterlo fare.  Questa te la dice lunga sul loro carattere tenace e temerario, in un’epoca in cui la donna aveva un ruolo ben preciso, come già detto sopra, nella società britannica.
Da ragazzine avevano riempito quaderni di storie fantastiche in calligrafia minuscola. Pubblicarono un romanzo ciascuna nel 1847, oscurando rivali come Charles Dickens e William Thackeray, noto autore dell’epoca, di opere satiriche (“La fiera delle vanità”).
Jane Eyre, nata dalla penna di Charlotte, è una giovane donna che conquista il ricco e assai scontroso Edward Rochester. Al momento del sì, scopre che lui ha una prima moglie pazza e la tiene chiusa nella soffitta. Edward le propone il concubinato, ma Jane rifiuta e con il cuore straziato scappa nella brughiera. Mai, neanche per un momento, Jane Eyre si commuove per la sorte di Bertha Mason, la moglie pazza e incendiaria. Ha occhi solo per Rochester, vittima in gioventù di un matrimonio combinato e disastroso e alla fine del romanzo, ci sarà un colpo di scena inatteso poiché Jane prenderà in mano il proprio destino e ci mostrerà una donna forte, coraggiosa, temeraria, fedele solo a se stessa e incapace di piegarsi agli eventi.

6) Nel romanzo di Stoker, anche per la sua struttura diaristica, è difficile individuare un vero protagonista. Si alternano diversi personaggi, tutti comunque fondamentali per l’intera vicenda. Le tue poesie si incentrano soprattutto sui personaggi di Dracula, Elisabetha, Mina e Lucy. Una poesia sola in cui protagonista è Jonathan Harker. Come mai questa scelta?

Jonathan non è il mio personaggio preferito, benché mi sembrasse doveroso dedicargli almeno una lirica che facesse da liaison con tutte le altre. Nella poesia “Quel che resta del giorno”, ho focalizzato la mia attenzione sulla scena in cui l’uomo scappa da Castel Dracula.
Direi che nella composizione delle liriche, ho seguito le mie personali inclinazioni, dando spazio alle figure che maggiormente mi hanno colpita, soprattutto quelle femminili.

7) Il tuo personaggio preferito?

Senza dubbio Mina, ma aggiungerei che è da considerare sempre in contrapposizione o parallelamente ad Elisabetha. Come nel film, anche nelle mie poesie, le due donne spesso si sovrappongono, creando un gioco delicatissimo di incastri e di differenze.

8) In tutte le presentazioni tra le letture inserisci “Fragili petali appassiti”. Qual è la tua lirica preferita e quella che consideri la più “riuscita” dal punto di vista poetico?

La poesia da te citata contiene molti temi a me cari: l’incontro, l’amore e lo scorrere del tempo che in balia del destino, ci sfugge dalle mani.
Le altre due liriche che amo moltissimo sono “Gli angeli cadono per primi”, dedicati alla tragica scomparsa di Elisabetha e “Come rose nate in inverno”, che ripercorre la vita di Lucy nei giorni precedenti alla sua fine.
Caro Davide, penso che nelle mie poesie, ci sia una mescolanza precisa di elementi gotici e anche romantici, e credo che siano entrambi ingredienti preziosi che hanno decretato il successo del nostro libro.

9) In conclusione sei soddisfatta di questo lavoro? Rileggendolo dopo tanto, dopo aver scritto tante altre nuove poesie come lo trovi?

Moltissimo. Stefano Giovinazzo, il nostro editore (Edizioni della Sera, Roma), ci ha portati nelle migliori librerie italiane. Vedere il nostro libro sugli scaffali, è stato ed è motivo di orgoglio. Abbiamo fatto molte presentazioni e dulcis in fundo, essere recensiti su “Panorama” (Agosto 2014), è stato come vincere un premio importantissimo. A proposito di premi, il nostro libro ha vinto il primo posto del premio “Leandro Polverini” edizione 2015.

10) Questo libro ha influenzato o sta influenzando il tuo modo di scrivere attuale? La puoi considerare un’esperienza di crescita poetica? Infine ha contribuito in parte a darti maggior sicurezza sulle tue potenzialità come scrittrice?

In realtà no, poiché io scrivo tendenzialmente in metrica, anche se di recente ho iniziato a cimentarmi col verso libero. Direi che la metrica ha comunque influenzato il mio modo di scrivere, conferendo anche al verso libero, struttura e musicalità.
E’ stata un’ indubbia esperienza di crescita poetica. Le presentazioni ci hanno fatto conoscere tantissime persone e abbiamo ricevuto la stima e l’ammirazione da parte di molti lettori che ringrazio sentitamente.
Sulla terza domanda, ti rispondo molto umilmente, ma penso di sì. Essere annoverata come scrittrice emergente, è stato importante poiché credo fosse uno di quei sogni nel cassetto, che tenevo celato da molto tempo.

Seguirà a breve la seconda parte dell’intervista.

La mia intervista: a cura di Oreste Patrone

Ed ecco l’intervista che ho rilasciato ad Oreste Patrone sul blog

“Il bosco dei sogni fantastici”

intervistaq

 

http://boscodeisognifantastici.altervista.org/intervista-ad-eufemia-griffo-cura-di-oreste-patrone/

Buona lettura !!!!

 

 

Il Bosco dei Sogni Fantastici
—Intervista a Eufemia Griffo —

Oggi, nel mio minuscolo anfratto nel cuore del Bosco dei Sogni Fantastici, gentilmente offertomi dalla mia amica Isabella, sono in compagnia nientemeno che di una poetessa: Eufemia Griffo, autrice insieme a Davide Benincasa del libro “L’ereditàdi Dracula. Liriche gotiche sull’Amore oltre il Tempo”. Eufemia ha accettato il mio invito a sedersi con me per una chiacchiera e un tè. Diamo inizio dunque all’intervista salutandola e ringraziandola della sua disponibilità.

R (se vuoi, per salutare i lettori del blog):

Caro Oreste e cari lettori del blog,
sono ben lieta di sedermi insieme a Voi per raccontarmi e raccontarVi del libro che io a Davide Benincasa abbiamo scritto insieme per tre lunghi anni, un testo che partendo dal celebre vampiro, si palesa come un‘opera di Poesia e soprattutto sull’Amore. Mi auguro che abbiate la bontà di seguirmi fino alla fine, sorseggiando con me ed Oreste, un buonissimo tè fumante profumato di cannella e di frutti d’inverno.

Davide Benincasa nell’introduzione alla stessa scrive: “Amore e Poesia da sempre coesistono , in un indissolubile legame. Difficile immaginare l’uno senza l’altra. Nel tempo, oltre le barriere dei sogni e della fantasia, la migliore espressione dell’amore èla poesia. Nel pensiero poetico, la parola si riveste della melodia dei sentimenti.”Perché, secondo te, questo legame ècosìforte? Cosa rende la poesia linguaggio d’elezione per comunicare gli stati degli amanti?

Da sempre, la poesia è espressione dei sentimenti umani, qualunque essi siano. Possiamo definirla “musica dell’anima”, una sorta di scala musicale su cui il cuore cuce le note che scandiscono l’esistenza e la vita, siano esse lievi o malinconiche. L’amore non fa eccezione, e nel lavoro che abbiamo fatto io e Davide Benincasa, abbiamo pensato che Poesia ed Amore non potessero che viaggiare insieme, come una mescolanza di pennellate date su un quadro prezioso o tornando alla metafora della musica, come ad un insieme di note su un unico spartito.
I personaggi del libro sono simbolo ed espressione dell’amore, soprattutto lo è MinaHarker, uscita dalla penna del celebre scrittore ingleseBram Stoker e da noi presa in“prestito” per parlarne in “L’ereditàdi Dracula – Liriche gotiche sull’Amore oltre il Tempo”. Per descrivere Mina, la sua anima, il suo amore dannato, quale mezzo migliore se non usare la poesia? E parlando di Lucy Westenra, altro personaggio femminile che anima i nostri versi, come non paragonare la sua bellezza a una candida rosa d’inverno?
Parlando di Amore e Poesia, mi viene in mente Keats che è uno dei miei poeti inglesi preferiti, autore di liriche che oltrepassano la barriera del tempo che ci consegna la voce e il sussurro dell’anima di questo splendido poeta. Quando John Keats scrive a Fanny Brawne,

Come un toscano perduto in Lapponia,
tra le nevi, pensa al suo dolce Arno,
così sarà lei per me in eterno
l’aura della mia memoria.

(estratto da “La dolcezza di quel viso”)

quale altro linguaggio poteva usare se non la parola poetica?
D’altra parte, l’aspetto nascosto nel “Dracula” di Bram Stoker, quello che nessuno finora ha osato sondare, è la poesia, una preziosa eredità che è disseminata tra le pagine del libro o nelle scene del film di Coppola (e di cui parlerò nelle prossime domande) e che, nel nostro caso, ci ha dato la giusta ispirazione e suggestione per comporre il “nostro” Dracula.
R:

Se penso a Dracula —tanto al romanzo di Bram Stoker quanto alle numerose trasposizioni del personaggio nel cinema —mi vengono in mente immagini molto poco romantiche, di sangue che scorre e donne violate nel sonno; e qui mi fermo. C’èqualcosa di lui che non so e che dovrei sapere?

Durante le presentazioni del nostro libro, devo ammettere che sovente il pubblico ci pone la stessa domanda, poiché nella letteratura gotica, il vampiro appare sempre come il simbolo del male e del malvagio ed ovviamente anche nel celebre romanzo di Stoker, Vlad Tepes di Valachia, non sfugge a questa tradizionale visione. Egli infatti appare come un personaggio dai contorni macabri edoscuri. Tuttavia nel nostro libro, quel che io e Davide abbiamo tentato di fare è di dare un’anima, un connotato più che umano al celebre vampiro, prendendo spunto dalla figura di Vlad così come è apparsa nel famoso film di Francis Ford Coppola del 1992 dal titolo” BramStoker’s Dracula”, ossia un vampiro dall’animo romantico interpretato dal bravissimo attore inglese Gary Oldman.
Come è stato possibile fare convivere le due figure, quella del vampiro di Stoker e quella pensata dal regista americano? Su questo punto è nato con Davide un confronto assai avvincente che ci ha portato a scrivere fiumi d’inchiostro, dedicando a Dracula, le nostre liriche nell’arco di quasi tre anni di lavoro. Ad onor del vero se da una parte il vampiro di Davide prende spunto quasi completamente dal libro, il mio invece si rifà moltissimo alla pellicola di Coppola, benché in alcune liriche, io e Davide, prendiamo spunto da entrambe le situazioni.
Mi permetto di aggiungere che nelle note che seguono ogni testo, si palesa bene questo aspetto che rende il nostro libro unico nel suo genere e che spiega in maniera esaustiva la scelta da noi intrapresa. L’arcano si svela sempre nell’uso della parola poetica che, se sapientemente utilizzata, può superare la dicotomia che si crea immaginando il vampiro come un essere malevolo; nel film di Coppola, ma altresì nel libro, ci sono pagine intrise di altissima poesia e scene di una bellezza che non possono non colpire chi, come noi, si diletta a scriverne per comunicare sensazioni, vissuti, percezioni. Un’opera di narrativa è indubbiamente un veicolo più facile da utilizzare a tal proposito; la sfida invece è stata proprio quella di avvalersi del testo poeticoper giungere al compimento di un progetto che nel tempo ha visto la luce.

R:

Un autore che si confronta con la stesura di un’opera che ha per protagonista un personaggio famoso, sia esso storico o di finzione, èun po’come un pittore che realizza un ritratto: il soggetto èlo stesso che appare in opere precedenti, ma l’autore vi aggiunge il proprio tocco personale realizzando cosìun’opera unica. Parlaci del “tuo”Dracula. In che cosa si differenzia dagli “altri”?

Nelle varie presentazioni rilasciate da quando il libro è stato pubblicato, mi è stato detto che il “mio” Dracula, a differenza di quello che appare nel libro di Stoker (ricordiamo che in quella sede egli non ha una voce propria, ovvero non parla mai in prima persona, ma del vampiro si parla attraverso il racconto di diari o di articoli di giornale), ha una “voce”, ossia una voce complessa, strutturata, non priva di contraddizioni; una voce, in fin dei conti, molto umana. Cosa mi ha guidato in questa scelta? Ti rispondo facendoti a mia volta una domanda. Ricordi i “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello? Ecco, la mia è una visione artistica molto pirandelliana; il mio Dracula, così come gli altri personaggi del libro e del film, Mina, Lucy, il professore Val Helsing, attendono di prendere forma secondo le mie suggestioni, ma allo stesso tempo senza essere snaturati del ruolo che hanno dato loro Stoker e poi Coppola. E’ soprattutto il Dracula della pellicola di Coppola che mi ha ispirata nelle liriche, nel loro incedere, ma naturalmente anche il libro, soprattutto nelle poesie finali, dove c’è un continuo “guardare” dentro le pagine del volume. Il tratto fondamentale del mio Dracula, è una sorta di “poeticità” insita nel suo personaggio; quando scrivevo di lui avevo in mente il volto di Gary Oldman, che nel film di Coppola lo interpreta. Pensavo ai suoi occhi, alle spigolature del suo volto, al suo modo di camminare. Il mio personaggio “in cerca d’autore”, aveva dunque la fisionomia di questo famoso attore che nel film del 1992, ha dato tanto lustro ad una storia così famosa, reinterpretata dal grande regista americano.
R:

“Oh eterno inganno!/Abbandonata da dio,/come un angelo,/scivolasti sconfitta/nell’oblio della morte.” Questi versi sono tratti dal componimento n. 5 “Gli angeli cadono per primi”, che mi èpiaciuto moltissimo. Mi piacerebbe che lo raccontassi ai nostri lettori.

Questa è una delle liriche più struggenti che io abbia scritto nell’opera; i versi fanno riferimento ad un personaggio che manca nel libro e che è frutto della fantasia di Coppola, ovvero la moglie suicida di Vlad, la principessa Elisabetha. In questo passaggio ne descrivo la triste morte, poiché la principessa a causa di una falsa notizia che dà per morto sul campo di battaglia l’amato marito, si getterà dall’alto della torre del castello nel fiume Arges. La sconfitta è la metafora della morte e non solo in senso stretto del perire in battaglia; è anche e soprattutto la sconfitta dell’amore, poiché Elisabetha si rifugerà nel regno delle ombre, pur di non cadere in mano al nemico. Privata dell’amore del suo signore, non farà che affidarsi all’oblio della morte. Elisabetha ha la stessa bellezza e bontà degli angeli in quanto incarna le loro virtù (bellezza, purezza di spirito, ecc.). Sono gli elementi che hanno delineato la scelta del titolo della poesia “Gli angeli cadono per primi”, poiché anche nella vita, sovente le persone buone e pure di cuore, sono coloro che si sacrificano in nome dell’amore.
R:

Dacci la tua personale chiave di lettura dell’opera, intesa nel suo complesso.

I lettori del libro possono essere suddivisi in tre categorie; coloro che hanno letto il libro e/o visto il film, semplici appassionati di poesia, che possono essere degli amanti della lirica in genere ed infine, lettori per caso, che abbiamo trovato durante le presentazioni. Come conciliare questi tre diversi gruppi di potenziali lettori? In primis, io penso che per apprezzare pienamente il nostro Dracula, occorre amare la lirica, altrimenti si rischia di snaturare un lavoro che è frutto di una meticolosa ricerca poetica; è chiaro che leggere Dracula o tutto quel che da esso deriva, che sia una trasposizione narrativa e/o cinematografica, è ben più semplice che addentrarsi in un testo poetico. La poesia non sempre èsemplice da capire, anzi quasi mai è facile comprenderla pienamente, poiché essa appartiene intimamente al Poeta. Difficile consegnare le chiavi al lettore e svelargli ogni segreto. La chiave di lettura dunque sta nella sensibilità di ciascuno di noi, di quel che uno pensa di trovare nella tela di parole, tra le immagini che s’incastrano nei versi e che diventato scene, ricordi, memorie, interi mondi. Come dicevo poco più sopra, a corredo delle nostre liriche, abbiamo inserito delle note esplicative molto ampie che consegnano davvero al lettore la spiegazione di quel che abbiamo voluto “raccontare” attraverso l’uso della parola poetica. Finora tutti coloro che hanno affrontato la lettura del volume, ci hanno ringraziato per questo compendio che secondo me e Davide andava assolutamente inserito. In questa maniera, l’opera può davvero essere affrontata anche da un lettore profano che non sa nulla della vicenda di Dracula.

R:

Ora, se ti va, parlaci un po’di te. Chi èEufemia Griffo quando non indossa la corona d’alloro? Cosa fai nella vita quando non scrivi?

Sono un’insegnante della scuola dell’infanzia da ben dieci anni. Stare con i bambini lo ritengo essere un privilegio e spesso non penso al mio mestiere come a un “lavoro”, bensì come a un percorso di vita che ho l’onore di fare.
Sono anche mamma di un ragazzino di quindici anni cresciuto troppo in fretta, al punto che quando lo guardo, mi pare quasi impossibile riconoscere in lui quel bambino che era solo un paio di anni fa.
In generale sono una creativa, ho tanta fantasia e quando il tempo me lo concede, mi piace realizzare piccoli lavori di carta, soprattutto biglietti, con tecniche varie, e soprattutto scrivere una montagna di lettere. Lo so che appare desueto nell’epoca delle e-mail, ma il fascino della carta continua ad avere su di me, un’attrazione potente. Altra cosa che adoro fare è andare in bicicletta: se potessi passerei le mie giornate pedalando e ammirando i paesaggi dei luoghi nei quali ho la fortuna di abitare. Infine, amo molto leggere e leggo un po’ di tutto da quando ero molto piccola. I libri sono sempre stati i migliori compagni della mia vita.
R:

Quali sono gli autori che preferisci? Parlo sia in campo poetico che di prosa.

Byron, Keats o per rimanere in Italia, Foscolo, Leopardi e Quasimodo, in ambito poetico solo per citarne qualcuno, ma amo moltissimo anche Neruda, Salinas ed Hikmet.
Per quanto riguarda la narrativa, ho letto talmente tanto in vita mia, che faccio fatica ad affidare lo scettro a qualche autore in particolare, anche se il mio pensiero va in primis a Marguerite Yourcenar che molti anni fa mi ha fatto trepidare con il suo capolavoro “Memorie di Adriano”, tutti i libri di Jane Austened infine Tolkien, Rowling e Martin, maestri indiscussi del genere fantasy che mi piace tantissimo, anche se in generale io spazio moltissimo e quando un libro mi “rapisce” , non sto a guardare il genere, ma semplicemente mi butto a capofitto nella lettura.

R:

C’èqualcosa che vuoi dire ai lettori del Bosco dei Sogni Fantastici prima di salutarli?

Intanto ringraziarli per la pazienza con la quale avranno letto l’intervista, e poi…come ogni autore emergente, mi auguro che dopo questa lunga chiacchierata, abbiano voglia di leggere il libro.

R:

Dal Bosco si esce da quella parte. Credi di riuscire a trovare la strada da sola?

Penso di sì: ci sono le stelle che illuminano la notte e dopo le tenebre ci sarà sempre un’aurora piena di luce. Grazie Oreste per la tua gentilezza e cortesia, e alla prossima!